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Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale

AI Act, dal 2 agosto cambia tutto per cittadini, imprese, professionisti, PA: Comunicazione Pubblica, European Privacy Centre e Movimento Europeo tracciano la rotta su trasparenza nell'uso degli algoritmi, diritto alla spiegazione e al reclamo

29 lug 2026

A partire dal 2 agosto 2026, istituzioni, imprese e professionisti dovranno rispondere a nuovi requisiti di governance stringenti introdotti dall’AI Act (Reg. UE 2024/1689), il Regolamento europeo per l’intelligenza artificiale entrato in vigore il 1° agosto 2024.

In particolare, per le Pubbliche Amministrazioni e le imprese, diventeranno operativi gli obblighi di trasparenza (Art. 50), che impongono di rendere esplicito l'uso di algoritmi nelle interazioni con i cittadini e nei servizi. I professionisti, inclusi i comunicatori e i Data Protection Officer (DPO), saranno chiamati a gestire la "tracciabilità" e la "trasparenza" dei sistemi, garantendo che l’innovazione non diventi una "scatola nera".

Per i cittadini, il dopo 2 agosto 2026 si traduce in nuove tutele e diritti digitali rivolti in primo luogo alla trasparenza come il reclamo che potrà essere proposto da persone fisiche e persone giuridiche per qualunque violazione dell’AI Act presso l’autorità di vigilanza nazionale in caso di violazioni.

Sono questi alcuni dei messaggi lanciati in occasione dell'incontro svoltosi il 9 luglio scorso  presso la sede del Parlamento Europeo in Italia. Organizzato dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, insieme allo European Privacy Center (EPCE) e al Movimento Europeo, ha permesso di delineare le trasformazioni radicali che attendono il sistema Paese a valle del 2 agosto 2026. Questa data - è bene ricordarlo - segna l'entrata in vigore delle disposizioni dell'AI Act relative ai sistemi di intelligenza artificiale a rischio limitato, imponendo a istituzioni, imprese e professionisti nuovi standard di governance e responsabilità. Alcune parti dell’AI Act relative ai sistemi di IA ad alto rischio indipendenti hanno visto un posticipo nell’applicazione: entro dicembre 2027, ad esempio ogni Stato membro dovrà rendere operative le AI Regulatory Sandboxes per favorire la sperimentazione sicura, specialmente per le PMI.

In tale contesto, importanza cruciale è da attribuirsi alla formazione ovvero alla Alfabetizzazione della IA. Si tratta di un obbligo derivante all’articolo 4 dell’AI Act che diventa applicabile dal 2 agosto e riguarda i fornitori e deployer dei sistemi di IA. Questi dovranno erogare corsi di formazione e informazione mirati al personale interessato tenendo conto della conoscenza, dell’esperienza, dell’istruzione e della formazione, in modo da garantire la consapevolezza nell’utilizzo di tali sistemi in termini di funzionalità del sistema, dell’accuratezza e dell’affidabilità dello stesso.

Sanzioni e vigilanza: un sistema a tutele crescenti

L’efficacia dell’AI Act sarà garantita da un apparato sanzionatorio rigoroso. Per le violazioni più gravi, come l'uso di pratiche di IA vietate (es. social scoring o identificazione biometrica indiscriminata), le multe potranno raggiungere i 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale annuo. Le violazioni degli obblighi per i sistemi ad alto rischio prevedono ad oggi sanzioni fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato, mentre la fornitura di informazioni inesatte alle autorità potrà costare fino a 7,5 milioni di euro. In Italia, l'Autorità Nazionale per la Cybersicurezza (ACN) opererà come organo di vigilanza, verificando anche l'effettiva alfabetizzazione del personale.

Dalle vecchie tutele ai nuovi diritti dei cittadini 

A valle del 2 agosto 2026, i cittadini potranno giovarsi di vari strumenti di tutela senza precedenti:
  • diritto al reclamo ai sensi ddell’art. 85 dell’AI Act garantisce a qualsiasi persona fisica o giuridica il diritto di presentare reclamo se ritiene che un sistema di Intelligenza Artificiale violi anche i propri diritti fondamentali o le disposizioni del Regolamento stesso.
  • diritto di opporsi al trattamento dei dati personali basato unicamente su un processo decisionale automatizzato e dal quale possa derivare un pregiudizio per i diritti e le libertà fondamentali degli interessati; tale diritto si basa sull’art. 22 del GDPR divenuto applicabile come è noto dal 25 maggio 2018, si tratta di un diritto molto importante supportato da orientamenti giurisprudenziali e che impone l’apporto sostanziale della supervisione umana nei processi decisionali; diritto che garantisce una tutela anche nei confronti dei minori di età  che essendo nativi digitali necessitano di una tutela rafforzata.

In tale contesto l’AI Act, all’articolo 86 prevede anche il Diritto alla spiegazione relativo ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio nei confronti dei deployer: gli utenti avranno il diritto di ricevere spiegazioni chiare e significative sulle decisioni assunte attraverso sistemi di IA ad alto rischio che incidono sui loro diritti.

Esiste inoltre un nuovo diritto su cui Comunicazione Pubblica sta lavorando per promuovere l'emersione, trasformando il tradizionale "dovere di informare" delle istituzioni in un "dovere di spiegazione". È il Diritto alla comprensione che ha l’obiettivo di superare la trasparenza puramente formale per garantire che la logica algoritmica sia realmente accessibile a tutti, evitando l'esclusione sociale dei soggetti più fragili. Specialmente in una società sempre più ipercomplessa, iperconnessa e multiculturale in cui analfabetismo funzionale, aspetti sociodemografici e infrastrutturali possono costituire barriere invisibili e generare disuguaglianze e discriminazioni.

AI Act e GDPR: sinergia necessaria e linee guida congiunte entro la fine del 2026

L’AI Act non sostituisce il GDPR, ma vi si integra poiché i sistemi di IA si alimentano di dati personali. Com’è stato ricordato nel corso dell’incontro presso la sede del Parlamento Europeo in Italia, lo European Data Protection Board (EDPB) è impegnato nella redazione di linee guida congiunte (attese entro fine 2026) per armonizzare l'applicazione delle due norme. Un punto critico riguarda al momento il Data Protection Officer (DPO): la sua figura deve rimanere indipendente, evitando conflitti di interesse che potrebbero sorgere se venisse impropriamente investito del ruolo di "facilitatore AI" o innovatore aziendale.

Le dichiarazioni

Leda Guidi (presidente di Comunicazione Pubblica): "La trasparenza algoritmica è una condizione necessaria per un'amministrazione aperta. Dal 2 agosto 2026, la PA dovrà adottare una 'trasparenza by design', dove la chiarezza dei linguaggi e la spiegabilità diventano un patto di fiducia irrinunciabile con le persone".

Pier Virgilio Dastoli (presidente del Movimento Europeo): "L’Europa deve ambire a essere una 'Big Democracy', contrapponendosi ai modelli di 'Big Tech' o 'Big State'. Il nostro impegno è far sì che le regole dell'AI Act diventino strumenti politici per difendere la dignità della persona e i valori democratici della nostra Unione".

Fabio Di Resta (presidente EPCE European Privacy Centre): "Non dobbiamo contrapporre l'innovazione ai diritti fondamentali: il rispetto della privacy e l'etica devono diventare il nostro valore aggiunto competitivo. È essenziale rafforzare il ruolo indipendente del DPO per vigilare su questa delicata transizione tecnologica".

Marco Magheri (segretario generale di Comunicazione Pubblica): "Siamo di fronte a una svolta epocale che richiede nuove competenze multidisciplinari. Il dovere di spiegazione è la nostra risposta a un mondo iperconnesso: lavoriamo a un Manifesto aperto per rimettere l’uomo al centro e garantire il diritto alla comprensione per ogni cittadino".

I prossimi passi

Comunicazione Pubblica, European Privacy Centre e Movimento Europeo proseguiranno insieme in questo impegno comune col monitoraggio dell'attuazione del Regolamento, promuovendo, nel rispetto dei diritti umani, spazi di sperimentazione sicura (sandbox normative) per il sistema della PA e per sostenere la competitività di PMI e startup.

Per informazioni e contatti

Ufficio stampa Comunicazione Pubblica www.compubblica.it 

EPCE www.europeanprivacycentre.eu 

Movimento Europeo Italia www.movimentoeuropeo.it 

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