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COM-PA 2006: riflettori puntati sull'Europa
09 maggio 2006

 
Intervista rilasciata da Alessandro Rovinetti, Segretario Generale dell'Associazione "Comunicazione Pubblica", a Massimo Gazzé Riccardi, e pubblicata sul quotidiano "Il Tempo." COM-PA, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese, giunge quest'anno alla sua tredicesima edizione. "Città, Regioni, Europa: quale comunicazione pubblica?", è il tema centrale di questo importante appuntamento, occasione di confronto e approfondimento sul sistema pubblico, che si svolgerà a Bologna dal 7 al 9 novembre 2006, promosso dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Un'iniziativa che dal 2004 ha varcato con decisione i confini nazionali, quando la sottoscrizione della Carta di Bologna ha portato alla costituzione della Feacp, la Federazione Europea delle Associazioni di Comunicazione Pubblic. Non una scelta di marketing, come sostiene in questa intervista Alessandro Rovinetti, Segretario Generale dell'Associazione Italiana Comunicazione Pubblica, ma una necessità determinata dal ruolo sempre più importante assunto dall'Unione Europea, una nuova dimensione con cui si devono confrontare tutti gli attori della comunicazione pubblica. COM-PA si differenzia, rispetto ad altre iniziative dedicate alla PA, per una forte caratterizzazione europea. Ci parli di COM-PA e l'Europa? Aver fatto di COM-PA un Salone europeo non appartiene ad una strategia di marketing per differenziarsi in un settore fieristico eccessivamente frequentato. Io penso che l'Europa debba essere sempre più un punto di riferimento centrale per la comunicazione pubblica e per la pubblica amministrazione. Il recente Libro bianco sulla comunicazione pubblica è, per molti aspetti, la migliore conferma che la scelta fatta tre anni fa da COM-PA è stata giusta. Un costante riferimento scientifico e culturale al nostro continente è anche il modo migliore per rafforzare quella cultura della comunicazione pubblica che, nel nostro Paese, qualcuno continua a scambiare con la propaganda. Quali sono le principali novità della prossima edizione? COM-PA intende essere il Salone della Pubblica Amministrazione che cambia. Ne consegue che le "novità" del Salone debbono essere tali e non immaginate. Questo significa qualche difficoltà organizzativa e scientifica in più ma rappresenta il vero successo e l'autorevolezza della manifestazione. Il programma 2006 non farà eccezione. Verranno affrontati, in una dimensione nuova ed europea, i problemi della sicurezza per i cittadini ma anche per le Amministrazioni, del marketing dei piccoli comuni, delle nuove professioni, della tecnologia utilizzata per i servizi on line, della comunicazione sanitaria e ambientale. Il tema guida della edizione 2006 è "Città, regioni, Europa: quale comunicazione pubblica", come influiscono le nuove tecnologie nella comunicazione pubblica? Comunicazione pubblica e nuove tecnologie sono destinate a percorrere insieme un lungo cammino. Non solo perché rappresentano due potenti acceleratori di ogni processo di innovazione e modernizzazione della P.A., ma anche perché sono all'estremo opposto rispetto alla burocrazia e allo status quo tipico delle Amministrazioni gerarchiche. Non a caso le Amministrazioni che cambiano davvero, che mettono il cittadino al centro del loro agire, che migliorano la qualità e l'efficienza dei servizi hanno bisogno di una forte capacità di comunicare e di un'altrettanto solida rete tecnologica interna ed esterna. Una particolare attenzione è da voi dedicata anche alle nuove emergenti professioni? Da sempre la nostra Associazione ritiene che una nuova disciplina come la comunicazione pubblica non possa fare a meno di nuove strutture e nuove professioni. Nel caso specifico parliamo di comunicatori pubblici, di quella leva di professionisti che si stanno formando nelle Università e che dovranno sostituire la prima generazione di comunicatori. COM-PA è il luogo privilegiato per un confronto tra docenti e studenti su curricula e strategie, oltre che la sede di incontri annuali degli operatori URP, degli Uffici stampa e delle Reti civiche. Quali sono le difficoltà a comunicare nella PA? Passano i tempi, cambiano i nomi ma le difficoltà rimangono sempre le stesse. Non è il rifiuto a comunicare della Pubblica Amministrazione che ostacola la crescita di questa disciplina ma la difficoltà a praticare la comunicazione che noi proponiamo. Una comunicazione equidistante dalla pubblicità e dalla propaganda. Una comunicazione che non "sorvoli" le nostre Amministrazioni ma che, entrando nel merito delle questioni, sia di aiuto per i cittadini e, allo stesso tempo, di crescita per gli Enti. Una simile comunicazione non può prescindere da Amministrazioni che vogliono cambiare e da apparati che vogliono innovare. Insomma, si tratta di passare da una comunicazione pensata in funzione degli strumenti ad una comunicazione il cui punto centrale sia il messaggio e i suoi contenuti. Quale futuro per i comunicatori pubblici? I comunicatori pubblici, quelli che già operano nelle Istituzioni ma anche quelli che vorrebbero entrarvi, sono ad un passaggio cruciale. Per superare l'eterno conflitto tra appartenenza e competenza è necessario che il loro profilo professionale sia definitivamente riconosciuto nei contratti di lavoro e che la comunicazione sia accettata come una modalità di governo. Questa battaglia, apertasi con l'approvazione della Legge 150 del 2000, è giunta alla sua fase finale. Al nuovo governo e alle organizzazioni sindacali chiederemo di trasformare i principi in fatti, di dare finalmente alla Pubblica Amministrazione una nuova leva di professionisti pubblici per garantire ai cittadini un servizio indispensabile oltre che l'esercizio del loro diritto ad essere informati. A COM-PA 2006 ci auguriamo si possa trarre un bilancio finalmente positivo tra le promesse fatte (molte) e gli impegni mantenuti (pochi).
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