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Senza comunicazione non puņ esserci conoscenza
13 dicembre 2005

 
L'ONU ha scelto il 10 dicembre per ricordare a tutti i popoli e le nazioni i diritti dell'uomo. Sono trenta quelli contenuti nella Dichiarazione Universale, adottata nel 1948. Dal diritto alla libertà ed eguaglianza, primo ed inderogabile, al divieto di distruggere diritti e libertà altrui, ultimo e spesso disatteso, passando dal diritto alla giustizia alla libertà di religione, dal diritto alla cittadinanza alla libertà di movimento, dal diritto alla sicurezza sociale al diritto all'istruzione. Diciannovesimo, secondo l'ordine della Dichiarazione Universale, è "il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". Un diritto tutt'oggi calpestato in molti Paesi, non solo dove vige una ferrea censura ma anche dove l'informazione è potere di pochi o strumento di manipolazione. In Italia, il diritto all'informazione è sancito dalla Costituzione. Tuttavia, informarsi ed essere informato non sono diritti contemplati dalla nostra carta costituzionale, tanto che sono passati quaranta anni prima che la legge li riconoscesse. Le storiche leggi sulla trasparenza, la 142 e la 241 del 1990, vanno infatti oltre il solo diritto di informare, quello costituzionale di "esprimere il proprio pensiero con la parola, lo scritto o ogni altro mezzo di diffusione", figlio di un ventennio di censure, propagande e divieti. Ora assicurare un'informazione puntuale e completa è un obbligo, anche per le pubbliche amministrazioni. Eppure, a distanza di quindici anni, URP e uffici stampa ancora scarseggiano su tutto il territorio nazionale. Secondo un censimento promosso dall'Università IULM di Milano per conto del Dipartimento della Funzione Pubblica, le amministrazioni italiane che non hanno provveduto a costituire un ufficio per le relazioni con il pubblico sono quasi il 30 per cento e quelle che non hanno un ufficio stampa sono oltre il 50 per cento. Senza calcolare che il 55 per cento degli enti pubblici intervistati ritengono inadeguate le risorse umane a disposizione. Il problema è che senza comunicazione non vi può essere conoscenza. E senza conoscenza non vi può essere trasparenza delle amministrazioni e partecipazione dei cittadini. Ma solo il Governo, le forze politiche, le organizzazioni sindacali, gli Enti locali e le Università possono sancire la comunicazione come funzione essenziale della cosa pubblica e come diritto irrinunciabile delle persone, pronunciandosi chiaramente al riguardo e prendendo decisioni adeguate. Per questo è nato il Manifesto della comunicazione pubblica, un documento da sottoscrivere per esprimere la volontà di occupare, con più certezze e meno improvvisazione, quel territorio di confine tra istituzioni e cittadini troppo spesso lasciato al disincanto, al qualunquismo, alle strumentalizzazioni. E per restituirlo all'impegno e alla competenza. Perché, ancor prima delle leggi, lo chiedono le donne e gli uomini del nostro Paese. Elisabeth Och, Delegata per Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale Pubblicato su Il Gazzettino di martedì 13 dicembre 2005
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