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Informazione, giornalisti e Covid-19
02 dicembre 2020

È stato diffuso il 24 novembre scorso l' "Osservatorio sul giornalismo. La professione alla prova dell'emergenza Covid-19" dell'Autorithy che riflette sul lavoro del giornalista nel periodo della pandemia e che trae valutazioni sulla disinformazione cui sono andati incontro.

Insieme a quella che viene definita "infodemia" c'è stata nella fase di emergenza prodotta dal Covid-19, un grande quantità di disinformazione, di notizie false che secondo l'Osservatorio di Agcom ha messo alla prova la professionalità giornalistica.

È scritto nel documento che "Circa i tre quarti (73%) della popolazione giornalistica si è imbattuta in casi di disinformazione durante l'emergenza Covid-19. Il 78% di questi ha riscontrato casi di disinformazione più di una volta a settimana e il 23% di essi addirittura una volta al giorno. La fonte principale di casi di disinformazione è certamente Facebook, citata da quasi tutti coloro che si sono imbattuti in episodi del genere (88%), mentre più della metà dei giornalisti li ha individuati nelle chat e nei gruppi di Whatsapp (55%)". Prosegue il testo dell'Osservatorio:  "Quasi due terzi (63,5%) dei giornalisti dichiara di aver adottato pratiche per individuare e analizzare notizie false riguardanti l'emergenza Covid-19. Il 62% di questi ha usato strumenti digitali per verificare video/immagini/audio/meme falsi, ma: solo 1 su 5 ha prodotto articoli di fact-checking, solo 1 su 10 ha fatto live fact-checking durante conferenze stampa o discorsi pubblici, e solo 1 su 20 è stato coinvolto in campagne di media literacy volte ad aiutare i cittadini a identificare casi di disinformazione".

A proposito dei giornalisti e delle loro conoscenze scientifiche, scrive Agcom: "In un delicato momento in cui i cittadini devono essere accompagnati da voci esperte, i giornalisti non sono pienamente riusciti, se non in alcuni ma significativi casi, ad assumere un ruolo di debunker e certificatori delle notizie di qualità, lasciando alle Istituzioni pubbliche e agli esperti il complesso compito di filtrare, selezionare e decodificare correttamente conoscenze e notizie di interesse collettivo". Ciò per la "scarsa attitudine ad attività ad alto contenuto innovativo e del basso livello di conoscenza specialistica su temi scientifici da parte dei giornalisti".

Aggiunge l'Osservatorio Agcom che "Pur con importanti eccezioni, si è registrata una generalizzata difficoltà delle redazioni a misurarsi tecnicamente con linguaggi e specifiche esigenze dell'informazione di carattere medico-scientifico, "delegando" di fatto a Istituzioni ed esperti il compito di informare direttamente i cittadini, nonché di certificare autorevolezza e qualità dell'informazione in materia".

E sui possibili pericoli per la professione, il ruolo del giornalista e il futuro conclude Agcom: "Se le Istituzioni nazionali e regionali/locali e le Istituzioni e le personalità del mondo scientifico, a cui sia i giornalisti sia i cittadini possono accedere allo stesso modo, rimarranno, anche dopo il periodo segnato dalla pandemia, il principale snodo informativo su un numero rilevante di questioni di interesse collettivo, e se gli stessi giornalisti non riusciranno a dotarsi di competenze digitali e specialistiche utili a poter esercitare un maggior controllo sull'intero circuito dell'informazione (e della disinformazione), il ruolo di mediazione storicamente esercitato dai professionisti dell'informazione fin dalla nascita della sfera pubblica occidentale rischia di essere messo in discussione".

www.agcom.it







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