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L'uso consapevole della Rete nelle P.A.
26 maggio 2020

 

Dal lavoro e dalla collaborazione collettiva di organizzazioni della società civile e delle Amministrazioni pubbliche impegnate nell'attuazione del terzo Action plan italiano per l'open government, è nato un Manifesto, declinato in sei ambiti. Nella newsletter della scorsa settimana (n. 348 del 18 maggio 2020) abbiamo parlato di "Parole O...stili" e del Manifesto per un uso consapevole della Rete. Ora proponiamo il decalogo dedicato al contesto in cui operiamo: la Pubblica Amministrazione. 

Il decalogo è pensato per la gestione dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni, uno strumento per aiutare concretamente a definire poche e semplici regole che consentano di instaurare un dialogo "non ostile", primo vero presupposto per la partecipazione civica.

Il Manifesto per la comunicazione non ostile per le Pubbliche Amministrazioni

Virtuale è reale
Non c'è buona amministrazione se non c'è buona comunicazione. Investo le mie migliori energie perché la mia comunicazione online e offline sia semplice, accessibile, comprensibile, trasparente, cortese. So che quanto scrivo in rete ha conseguenze reali.

Si è ciò che si comunica
So che l'azione amministrativa risulta tanto più efficace quanto più efficacemente la comunico: i cittadini hanno diritto di accedere con semplicità e fiducia a dati, documenti, informazioni e servizi, di essere coinvolti nelle scelte, di capire e verificare il mio operato.

Le parole danno forma al pensiero
Evito le forme astruse. Il burocratese vessatorio. I termini inglesi fuorvianti. So che capire è un diritto di ogni cittadino. Se la mia espressione è oscura, questo significa che anche il mio pensiero e la mia azione non sono chiari e trasparenti a sufficienza. Incoraggio un dialogo.

Prima di parlare bisogna ascoltare
Ascolto le opinioni e i suggerimenti dei cittadini. Scelgo la collaborazione e attivo canali che favoriscano un dialogo costruttivo e civile. Se un dubbio e un quesito viene espresso, rispondo con tempestività. Se un disagio viene manifestato, mi interrogo su cause e rimedi.

Le parole sono un ponte
Scelgo parole e strumenti adatti a dialogare con tutti i cittadini, compresi anziani, stranieri, persone poco scolarizzate. Verifico che quanto dico o scrivo venga capito dai cittadini. È mia responsabilità farmi capire, favorendo una comunicazione positiva e propositiva.

Le parole hanno conseguenze
Sono consapevole del fatto che ogni mio messaggio, ogni mia azione hanno conseguenze concrete e rilevanti per la quotidianità dei cittadini. Sono accessibile, informo, semplifico, rendo chiari gli adempimenti e le procedure.

Condividere è una responsabilità
Quanto condivido in rete influisce sulla percezione del mio operato. Aggiorno informazioni e dati. Li rendo reperibili, se possibile in formato aperto. Non diffondo messaggi fuorvianti o poco trasparenti. Informo i cittadini sui loro diritti: conoscenza, privacy e sicurezza.

Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare
Il rispetto reciproco è il fondamento della convivenza civile e migliora la collaborazione e la partecipazione. Faccio sì che ogni mia comunicazione sia rispettosa nella forma e nella sostanza, e promuovo presso la collettività una cultura del rispetto.

Gli insulti non sono argomenti
Gli insulti sono umilianti, sia per chi li riceve, sia per chi li fa, sia per chi ne è spettatore. Invito chi insulta a esprimere altrimenti la propria opinione. Non tollero insulti, nemmeno quando vanno a mio favore. Diffondo una netiquette per il buon uso dei miei canali on line. 

Anche il silenzio comunica
So che l'attenzione e il tempo dei cittadini sono preziosi e valorizzo la brevità. Comunico solo per motivi funzionali: per promuovere consapevolezza e partecipazione e mai per ragioni propagandistiche. La mia comunicazione è sempre utile, necessaria e pertinente.

 

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