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Usare i social
11 dicembre 2018

 
Da qualche settimana sono numerosi gli articoli che riportano sull'uso dei social network per trasferire (o imporre?) le proprie idee e sé stessi, che dibattono sulla qualità delle fonti di informazione, sulle notizie false propagate, che insistono come non vi sia conoscenza piena degli strumenti interattivi.

Ci pare interessante per delineare la complessità attuale del sistema informativo e della pervasività dei media sociali proporre, dalla ricerca Infosfera 2018 (condotta da Eugenio Iorio e Umberto Costantini dell'Università Suor Orsola di Napoli), inizialmente due parti che ben esprimono i concetti e le condizioni attuali delle meccaniche, dei fenomeni che determinano il funzionamento ma anche il comportamento degli utenti.

"La vita nell'Infosfera"
La quantità di dati e di informazioni prodotta dall'umanità digitale ha raggiunto misure ipersensibili. La società delle reti creerà 163 zettabyte (termine con cui si indica l'archiviazione dei dati pari a 1,1 trilioni di Gigabyte)  di dati all'anno entro il 2025: una alluvione digitale. L'era dello zettabyte è iniziata nel 2016 e indica lo tsunami di dati che sta sommergendo il nostro mondo, un fenomeno che necessita continuamente di nuovi ordini di misura, come il brontobyte (termine con cui si indica una misura di memoria o di memorizzazione dei dati che è pari a 10 alla 27a potenza di byte . Ci sono circa 1.024 yottabytes in un brontobyte. Circa 1.024 brontobytes costituiscono un geopte).

Mai come oggi la società ha visto un flusso di produzione di dati paragonabile a quello odierno, così sterminato, costante e pervasivo.

L'impetuoso avvento delle tecnologie digitali testimonia l'ingresso in una nuova fase storica. Si sta delineando una società complessa e instabile, caratterizzata dalla saturazione del tempo di attenzione e dalla frammentazione dei media, che agiscono in maniera pervasiva, determinando il fenomeno del sovraccarico informativo (information overload). Queste trasformazioni contribuiscono allo shift dall'economia dell'attenzione a quella delle emozioni polarizzate. In questo nuovo sistema emerge la difficoltà di facoltà critica ed esperienziale nel distinguere il reale dal falso, cui si contrappone un'accelerazione del tempo mentale senza precedenti, che enfatizza i tratti dell'iperattività, della transitorietà e dell'incertezza, che sono tipici dell'era postmoderna.

La nostra capacità di immagazzinamento (spazio) e la velocità delle nostre comunicazioni (tempo) non stanno tenendo il passo dei mutamenti e delle trasformazioni in atto. Questo insieme di mutazioni della nostra soggettività biomediatica nell'infosfera sono radicali e condizionati principalmente da due fattori: il primo è anagrafico, il secondo consiste nella gradualità onlife (termine che nasce dalla combinazione di "online" e "offline", per evidenziare la natura ibrida delle nostre esperienze quotidiane, in parte digitali e in parte analogiche).

La profondità del tempo senza spazio è equiparata a una informazione mondo (il filosofo Paul Virilio definisce informazione mondo l'esperienza che abbiamo del mondo attraverso le informazioni che condividiamo) in cui fisica e informatica si confondono completamente. La nostra identità sta mutando continuamente, in funzione del tempo sempre maggiore che trascorriamo nell'infosfera. Il processo con cui identifichiamo e re-identifichiamo noi stessi nel nuovo continuum spazio-temporale digitale deve essere compreso in termini squisitamente informazionali.

Un flusso di linguaggio e di neurostimolazione travolge la facoltà di elaborazione razionale e di esperienza emotiva.

La "Generazione X" (è la generazione che va dal 1965 al 1980) è stata l'ultima generazione ad avere chiara distinzione tra ambienti online e offline. Le "Generazione Y" (generazione che va dal 1980 al 2000) e la "Generazione Z" (generazione che va dal 2000 in poi) trascorrono già la maggior parte del proprio tempo connesse, interagendo in un ambiente in cui sono presenti agenti artificiali e ibridi, vale a dire in parte umani e in parte artificiali, condizionati da algoritmi di comportamento e di influenza di seconda generazione.

"Inforgs"
La rivoluzione dell'informazione sta modificando non solo il nostro modo di interagire con il mondo, ma anche la comprensione di noi stessi: non siamo entità isolate, ma organismi informazionali interconnessi, inforgs, che condividono con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, quale l'infosfera.

Deleghiamo o esternalizziamo in misura crescente ad agenti artificiali ricordi, emozioni, decisioni, compiti di routine e tante altre attività con modalità tecnologiche che sono sempre più integrate nelle nostre vite. Questo processo descrive come gli esseri umani divengono parte integrante dell'infosfera, in quanto organismi informazionali (inforgs).

Così come il termine infosfera designa l'insieme dei mezzi di informazione e comunicazione, nonché il complesso delle informazioni che circolano attraverso questi mezzi, ugualmente gli inforgs designano gli organismi informazionali interconnessi, in cui le informazioni ed emozioni sono polarizzate, soggettive, individuali e collettive allo stesso tempo.

E' chiaro che l'argomento social network, vista l'ampiezza e la complessità del tema, non si esaurisce qui. "Infosfera 2018", anche nei prossimi scritti che pubblicheremo, ci aiuterà a capire di più e a riflettere sull'impatto prodotto dalla mancanza di conoscenza degli strumenti e dei contenuti dei social.

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