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La "digital life" vista dal Censis
06 novembre 2018

 
I temi affrontati nella 15^ edizione del 'Rapporto sulla comunicazione' riguardano strumenti, mezzi e comportamenti nel consumo dei media. Nello specifico degli argomenti trattati si ha conoscenza che "le nuove diete mediatiche degli italiani sono tv e radio sul web". Nel 2018 la televisione registra una leggera flessione di telespettatori, determinata dal calo delle sue forme di diffusione più tradizionali. La tv digitale terrestre e la tv satellitare si attestano rispettivamente all'89,9% e al 41,2% di pubblico (-2,3 ).

Crescita continua invece per la tv via internet: web tv e smart tv segnano una utenza del 30,1% (+3,3% in un anno) e la mobile tv: dall'1% del 2007 al 25,9% di oggi (+ 3,8% nell'ultimo anno). L'incremento di utenti dei servizi video digitali è uno dei cambiamenti più rilevanti del 2018: in un anno gli italiani che guardano i programmi delle piattaforme di tv on demand sono aumentati dall'11,1% al 17,9%, con punte del 29,1% tra i giovani under 30.
La radio continua a rivelarsi all'avanguardia nei processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,3% degli italiani. Se la radio tradizionale perde 2,9 punti percentuali di utenza (oggi al 56,2%), come l'autoradio con il 67,7% di utenza (-2,5% rispetto al 2017), la flessione è compensata dall'ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone che, rispetto allo scorso anno, registra un +1,6% con il 20,7% di utenza. Gli italiani che usano Internet vanno dal 75,2% al 78,4% (+3,2% rispetto allo scorso anno e +33,1% dal 2007).

"Smartphone e social network segnano nuovi record". Coloro che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (+4,2%). Anche gli utenti dei social network crescono: dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Aumentati pure gli utenti di WhatsApp che sono il 67,5% degli italiani di cui l'81,6% è under 30. Più della metà della popolazione usa i due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%). Grande balzo in avanti di Instagram: 26,7% di utilizzatori (55,2% tra i giovani). Twitter, invece, scende al 12,3%.

Noi italiani siamo "un popolo di navigatori, ma non di lettori". Nel 2007 i quotidiani erano letti dal 67% degli italiani, nel 2018 sono il 37,4%, anche se nell'anno è registrato un +1,6%. La diminuzione non è stata compensata dai lettori di giornali on line che, nello stesso periodo, hanno portato l'utenza solo dal 21,1% al 26,3%. Gli altri portali web di informazione sono consultati dal 46,1% degli italiani. Restano abbastanza stabili i settimanali  con il 30,8% di lettori (-0,2%) e i mensili con il 26,5% di lettori (-0,3%).
Anche i lettori di libri continuano a diminuire anno dopo anno. Se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell'anno, nel 2018 il dato è sceso al 42% (-0,9%) e gli e-book, letti solo dall'8,5% degli italiani (-1,1% nell'ultimo anno), non hanno compensato la riduzione.

Nuovi riti, tic e tabù: "in dieci anni è triplicata la spesa per smartphone". Il valore dei consumi complessivi delle famiglie non è ancora tornato ai livelli pre-crisi ma la spesa per smartphone è più che triplicata nel decennio (+221,6%, per un valore di quasi 6,2 miliardi di euro nell'ultimo anno), quella per computer è aumentata del 54,7%, i servizi di telefonia si sono riassestati in basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-10,4% nel periodo 2007-2017), per un valore di quasi 17,5 miliardi di Euro nell'ultimo anno). Complessivamente, nel 2017 la spesa per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati ha raggiunto i 23,7 miliardi di Euro.
La grande diffusione degli smartphone ha modificato i comportamenti di molti, persone oggi interpreti di nuovi rituali, piccoli tic e manie mascherate. Il 59,4% degli italiani che possiedono un cellulare evoluto dichiara che, invece di telefonare, preferisce inviare messaggi per comunicare. Il 54,7% fa parte di gruppi su servizi di messaggistica. Il 50,9% controlla le notifiche del telefono come primo atto al risveglio o come ultima cosa prima di andare a dormire. Il 48,4% nel corso della giornata consulta le previsioni meteo. Un'altra piccola ossessione quotidiana riguarda il rapporto con la memoria: il cellulare diventa una “protesi” utile ai nostri ricordi e alle nostre conoscenze, al punto che il 37,9% degli utenti, quando non ricorda un nome, una data o un evento, si affida immediatamente alle risposte della rete. Uno su tre (30,1%) invia messaggi vocali. Il 25,8% esce di casa portando sempre con sé il caricabatteria del cellulare.

Confermata una "forte frattura generazionale nei consumi mediatici". I giovani si muovono con agilità nel sistema della comunicazione digitale, sfruttando più di chiunque altro tutte le opportunità offerte. Tra gli under 30 la quota di utenti di Internet supera il 90%; tra gli over 65 è ferma al 42,5%. Più dell'86% dei primi usa lo smartphone, lo fa solo il 35% dei secondi. Più del 70% dei giovani è iscritto a Facebook e usa YouTube, contro circa il 20% degli  over 65. Più della metà dei giovani consulta i siti web di informazione, contro un quinto degli anziani. Quasi il 47% dei primi guarda la web tv, contro solo il 9,5% dei secondi. Oltre il 35% dei giovani ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, mentre lo fa appena il 4% degli over. Su Twitter un quarto sono i giovani e il 3% scarso sono gli over 65.

"L'uso dei social network in politica è positivo ma anche no". Per il 47,1% degli italiani, in merito al ruolo svolto dai social network nella comunicazione politica si dice positivo. Il 16,8% ritiene che svolgono una funzione preziosa, perché così i politici possono parlare direttamente ai cittadini, senza filtri. Il 30,3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Fautori e detrattori si dividono in due parti quasi uguali perché il 23,7% crede che i social siano inutili, perché le notizie importanti si trovano sui giornali e in tv, il resto è pettegolezzo. Il 29,2% è convinto che siano dannosi, perché favoriscono il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari.

In sintesi: i giudizi positivi  e negativi sulla disintermediazione digitale in politica sono espressi da una percentuale che sfiora per ognuno quasi la metà degli italiani.

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