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Conosci i Big Data?
05 luglio 2018

 

Presentato l'8 giugno scorso a Roma il Report preliminare dell'indagine conoscitiva sui Big Data di Agcom, avviata poco più di un anno fa, con il Garante per la protezione dei dati personali e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Obiettivo è fornire un'informativa preliminare sulle attività di approfondimento condotte e sulle evidenze emerse, sui cambiamenti derivanti dai Big Data sugli utenti che forniscono i dati, sulle imprese che li utilizzano e, dunque, sui mercati.

L'indagine preliminare è divisa in tre parti. La prima parte introduttiva è tesa a sistematizzare la descrizione del fenomeno, anche sotto il profilo definitorio, passando in rassegna le principali caratteristiche dell'ecosistema dei big data, la catena del valore e specifici elementi dei mercati afferenti il digitale e l'informazione. La seconda parte mette al centro dell'analisi l'individuo come produttore di dati tramite la traccia digitale (online footprint) e vengono affrontate le numerose complicazioni che derivano dall'utilizzo massiccio di tecniche di profilazione degli utenti, mettendo in evidenza la formazione di rischi sociali notevoli come, ad esempio, le tipologie di discriminazione, basate sul funzionamento di specifici algoritmi, rischia di estendersi oltre alla 'classica' discriminazione di prezzo, a differenze nella popolazione fondate su etnia, religione, stato di salute, opinione politica, capacità reddituale eccetera.

Gli utenti come fornitori di dati.
Il rapporto che si instaura tra gli utenti che forniscono dati personali e le imprese che forniscono i servizi digitali assume sempre più centralità nel funzionamento dei mercati. In questo contesto, l'Antitrust ha condotto un'indagine su un campione di utenti di servizi on line, che affronta tre questioni:
. il grado di consapevolezza degli utenti delle piattaforme digitali in relazione alla cessione e all'utilizzo dei propri dati individuali;
. la disponibilità degli utenti a cedere i propri dati personali come forma di pagamento dei servizi on line;
. la portabilità dei dati da una piattaforma all'altra.

L'indagine svolta mostra che circa 6 utenti su 10 sono consapevoli del fatto che le loro azioni on line generano dati che possono essere utilizzati per analizzare e prevedere i loro comportamenti, e appaiono altresì informati dell'elevato grado di pervasività che il meccanismo di raccolta dei dati può raggiungere (ad esempio, sulla geo-localizzazione e sull'accesso di diverse app a funzionalità come la rubrica, il microfono e la videocamera) nonché delle possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese che li raccolgono.

Dall'indagine emerge che esistono spazi di miglioramento per accrescere la consapevolezza degli utenti. Infatti, la maggioranza degli utenti legge solo in parte le informative (54%) o non le legge affatto (33%); gran parte degli utenti dedica un tempo limitato alla loro lettura; un'ampia maggioranza del campione considera le informazioni fornite poco chiare.

Anche utenti che non sono del tutto consapevoli della stretta relazione esistente tra cessione dei dati e gratuità del servizio, non di rado acconsentono all'acquisizione, utilizzazione e cessione dei propri dati personali. Gli utenti che invece negano il consenso lo fanno soprattutto in ragione dei timori di un improprio utilizzo dei propri dati:  le preoccupazioni riguardano sia l'utilizzo a fini pubblicitari (46,7%) sia, ancor di più, l'utilizzo per altre finalità (50,2%). 

Nel complesso, in ogni caso, 4 utenti su 10 sono consapevoli della stretta relazione esistente tra la concessione del consenso e la gratuità del servizio. Oltre 3/4 degli utenti intervistati dichiara che sarebbe disposta a rinunciare ai servizi e alle app gratuite per evitare che i propri dati siano acquisiti, elaborati ed eventualmente ceduti. A fronte di ciò solo la metà degli utenti dice che sarebbe disposta a pagare per servizi/app oggi forniti gratuitamente per evitare lo sfruttamento dei propri dati (pubblicitario o di altro tipo). 

Dall'indagine emerge pure che attualmente solo 1 utente su 10 è consapevole dei propri diritti in materia di portabilità dei dati, anche se circa la metà degli utenti mostra interesse ad ottenere una copia dei propri dati. Lo scarso interesse all'utilizzo della portabilità è dovuta alla poca propensione ad utilizzare altre piattaforme/applicazioni (41,1%), a una limitata sensibilità sulla rilevanza di tali dati (36,1%) e alla percezione di un'elevata complessità degli strumenti tecnologici (30,4%).

Uno spazio è stato dedicato anche all'utilizzo dei dati a fini commerciali da parte delle imprese attive nei mercati data-driven nel settore digitale e da parte di imprese che operano in settori tradizionali. In particolare è stata approfondita l'evoluzione in corso nel settore bancario e in quello assicurativo, entrambi storicamente caratterizzati da un utilizzo intenso dei dati. 

L'indagine sin qui svolta mette in mostra due diverse risposte alle sfide poste dalla rivoluzione digitale e dai Big Data che sembrano convivere. In alcuni casi, la consapevolezza di un certo ritardo nello sfruttamento dei dati a disposizione spinge le imprese ad attrezzarsi per far fronte ai profondi cambiamenti del contesto competitivo, sollecitando, al contempo, i policy maker e le autorità di settore a una particolare attenzione all'uniformità delle regole e delle condizioni del "campo da gioco" (level playing field). In altri casi, si rileva una ricerca di "protezione" da parte degli operatori già presenti sui mercati interessati, al fine di conseguire l'accesso ai dati a disposizione delle grandi piattaforme, raffigurate come potenziali concorrenti in grado di assumere rapidamente posizioni di rilievo, proprio in ragione della capacità di elaborazione dei Big Data di cui dispongono.

Gli sviluppi dell'indagine e le implicazioni di policy
L'indagine prosegue e la conclusione è prevista per la fine del 2018. In particolare, nella seconda fase dell'indagine saranno affrontati temi quali: l'analisi del potere di mercato e degli effetti delle concentrazioni, anche conglomerali, nell'economia digitale; la dimensione qualitativa del confronto concorrenziale in mercati in cui i servizi sono offerti gratuitamente; il ruolo della portabilità per ridurre gli swtiching costs e assicurare la contendibilità dei mercati; gli effetti dell'utilizzo dei dati per profilare e offrire agli utenti servizi e condizioni commerciali personalizzate.

Gli sviluppi di questi temi potranno beneficiare anche delle significative complementarità esistenti tra tutela della concorrenza e del consumatore in relazione al fenomeno dei Big Data.

Approfondimenti e documento integrale: www.agcom.it

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