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Qualificazione e certificazione del comunicatore pubblico
04 novembre 2015

 
L'incontro conclusivo di COM.Lab “Qualificazione e certificazione del comunicatore pubblico” è stato incentrato sul tema che sta più a cuore al mondo dei comunicatori pubblici: il riconoscimento dei profili professionali nel Contratti Nazionali di lavoro del settore pubblico. Un momento di incontro tra gli attori principali, per ragionare sulle vie migliori per uscire da quella palude di ambiguità che da anni circonda l'applicazione della Legge 150/2000, al fine di ottenere il pieno riconoscimento della professione di comunicatore pubblico.

Al tavolo erano presenti Elvira Gentile, direttore della Direzione contrattazione ARAN, Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale Funzioni Centrali FP-CGIL Nazionale, Franco Fontana, direttore certificazione delle professioni Kiwa Cermet Italia, Alessandro Papini, dell' Università di Milano. Coordinava i lavori il segretario generale di "Comunicazione Pubblica" Pier Carlo Sommo.

Pier Carlo Sommo ha introdotto il dibattito ribadendo che la comunicazione pubblica è strategia e risorsa; la comunicazione è strategia in quanto è il processo che accompagna necessariamente i grandi cambiamenti organizzativi e le modernizzazioni che la Pubblica Amministrazione si è posta come obiettivi con le leggi di riforma approvate dal 1990 ad oggi. E' una risorsa, perché consente lo sviluppo di nuovi rapporti con i cittadini e con i pubblici servizi, favorisce i processi di riorganizzazione e di partecipazione alla gestione degli Enti. È infine anche risorsa economica, perché la comunicazione corretta ai cittadini per l'uso dei servizi pubblici è fonte di risparmio.

La Legge 150/2000, che è ancora pienamente attuale e basilare, definisce la comunicazione pubblica come un'attività fondamentale per la nuova Pubblica Amministrazione e ne legittima l'azione in quella che deve essere considerata la più grande azienda italiana. Un'azienda con oltre tre milioni di dipendenti, con bilanci enormi e che produce servizi essenziali per la vita del Paese. L'applicazione della 150/2000 subisce ancora resistenze da quella parte di sistema pubblico che non è disposta ad intraprendere la strada di un rapporto diretto con i cittadini o a garantire trasparenza e conoscenza della propria azione.

Per realizzare una comunicazione pubblica portatrice di valori etici e efficace, bisogna avvalersi di professionisti, ma vi è ancora il diffuso timore per la nascita di nuove professionalità all'interno della P.A.. I professionisti della comunicazione pubblica sono i comunicatori pubblici che si occupano di comunicazione verso i cittadini e le imprese e, per l'informazione, sono i giornalisti che si occupano di relazione con i media. Sono, in entrambi i casi, professionisti con culture specifiche e proprie, con una base di preparazione comune, finalizzata ai compiti e agli obiettivi delle singole Istituzioni. Spesso nelle piccole e medie Amministrazioni i due ruoli coincidono.

La Legge 150/200 indica la laurea in Scienze della Comunicazione (o equipollenti) quale titolo preferenziale per accedere ai concorsi riservati ai responsabili della comunicazione. I comunicatori professionisti, devono essere formati dal sistema delle Università. L'Università è ormai pienamente in grado di svolgere una formazione di alto profilo, sia nei corsi di laurea che nei master, come avviene peraltro in gran parte dell'Unione Europea.

L'Associazione "Comunicazione Pubblica" lo scorso anno ha ottenuto il riconoscimento per rilasciare l'attestazione professionale di "comunicatore pubblico" ai sensi della Legge 4/2013. Atto che ha un particolare valore, in quanto nello statuto associativo approvato dal Ministero è esplicitamente richiamata la Legge 150/2000, sono dettagliati i profili professionali, che da essa direttamente derivano, e vi è un chiaro e sperimentato Codice deontologico. Il tutto affiancato da una attività di formazione professionale ultraventennale qualificata.

Sulla scorta di questi rilevanti elementi il segretario generale ha ribadito la necessità di riconoscimento dei profili professionali, separati da quelli richiesti dalla FNSI, che sono ormai fermi da dieci anni per alcuni note difficoltà nella contrattazione. Inoltre, vi è stata la richiesta di chiaro riconoscimento da parte di tutte le Amministrazioni Pubbliche delle qualificazioni previste dalla Legge 4/2013, pienamente compatibili con le iscrizioni all'Ordine del Giornalisti, come ulteriore attestazione di specializzazione.

Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale Funzioni Centrali FP-CGIL ha concordato che si deve garantire l'indipendenza del comunicatore dalla politica, ha affermato che è giusta la richiesta di riconoscimento dei profili professionali, i comunicatori aspirano giustamente a una collocazione più solida nella P.A.. Il comunicatore deve essere visto come soggetto di valore, capace di attivare nuove forme di dialogo con la collettività. Il confronto avviato sul contratto del pubblico impiego è molto difficile, però il Sindacato lavorerà per il profilo del comunicatore. Infine ha confermato che la richiesta dei due profili, nella forma di contenitore di tutte le sfumature della professione, è corretta e razionale, i contratti nazionali devono ridefinire il ruolo del comunicatore dipendente, senza personalismi.

Alessandro Papini, dell'Università di Milano, ha puntualizzato sulla necessità della preparazione culturale di livello elevato di chi presidia un settore così delicato per la Pubblica Amministrazione come la comunicazione pubblica. La formazione universitaria e specialistica, ormai pienamente mature e di livello nelle università italiane, hanno una funzione fondamentale nel cambiamento culturale necessario a una comunicazione pubblica incisiva e moderna che porti alla reale semplificazione e trasparenza del settore. La spending review, spesso praticata per brutali “tagli lineari” ha profondamente, ma ingiustamente, colpito la comunicazione pubblica, che invece può contribuire validamente al contenimento delle spese per i servizi. C'è ancora un evidente problema culturale di comprensione della funzione della comunicazione pubblica.

Franco Fontana, direttore certificazione delle professioni Kiwa Cermet Italia, ha posto l'accento sul valore e attualità delle attestazioni rilasciate dalle associazioni previste dalla Legge 4/2013, ed è possibile un ulteriore passo verso la certificazione, ci sono attualmente le condizioni per una norma specifica dei comunicatori pubblici in sede UNI, per la certificazione. L'attuale norma sui comunicatori, che non contempla la specificità di quelli pubblici, dovrà essere rivista, perché contiene alcune imprecisioni. Ha inoltre ribadito che la certificazione non sostituisce la formazione, che è fondamentale per la professione, poiché la sua funzione è di confermare le conoscenze.
In questo quadro generale il ruolo delle associazioni è essenziale: è quasi impossibile che un ente di certificazione operi senza attivare una collaborazione ed una sinergia con le associazioni. L'ente ha il metodo, ma non ha i contenuti, anche in presenza di una norma, che in ogni caso, deve essere interpretata e contestualizzata. Solo le Associazioni hanno la proprietà intellettuale degli elementi cruciali. Ha anche auspicato che le Università collaborino con le Associazioni.
La Legge 4/2013 demanda alle associazioni la direzione scientifica e didattica ma non tutte le associazioni sono in grado di fare la formazione a livello adeguato, come da anni, invece, fa l'Associazione "Comunicazione Pubblica".

Elvira Gentile, direttore della Direzione contrattazione ARAN, ha manifestato apertura verso le richieste di "Comunicazione Pubblica", ritenendole equilibrate e possibili. È molto importante creare figure professionali per garantire qualità nella comunicazione pubblica, ha ritenuto logica e fattibile la richiesta di due profili professionali, perché l'attività di comunicazione è articolata, ma il profilo deve essere unico.
Nell' evoluzione e modernizzazione generale della Pubblica Amministrazione è molto importante creare figure professionali per garantire la qualità nella comunicazione pubblica. Tutte le norme, anche recenti, che chiedono maggiore trasparenza hanno fatto crescere l'importanza del processo comunicativo governato da professionisti adeguatamente preparati. La comunicazione condotta correttamente da esperti è un'occasione di risparmio autentico, sia sui costi sociali sia su quelli effettivi.
Ha confermato che, sia ai sensi delle leggi, sia ai sensi dei contratti di lavoro che le richiamano, le Pubbliche Amministrazioni hanno il dovere di inserire nel fascicolo personale le attestazioni previste dalla Legge 4/2013, in quanto titoli formativi previsti da una legge di Stato.
Ha concluso affermando che nella riapertura della contrattazione, bloccata da qualche anno, c'è spazio concreto per le richieste dei comunicatori pubblici, anche perché non hanno contenuto economico ma fondamentalmente giuridico.

Il segretario generale, al termine del dibattito ha espresso la soddisfazione per la sostanziale identità di vedute emerse dai partecipanti al dibattito. L'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, non ha mai cessato di lavorare su questi temi anche dopo l'approvazione della Legge 150. Nel corso di questi ultimi tre anni è stato inserito nello Statuto il profilo di comunicatore e il Codice deontologico e anche la Legge 4/2013, che ottempera a una disposizione dell''Unione Europea, è stata applicata. Un atto che non esprime solo buoni propositi, ma un importante gradino del rapporto professionale di una categoria che dichiara la propria appartenenza e definisce le proprie assunzioni di responsabilità: chi siamo, cosa facciamo, quale impegni ci assumiamo.

Nel dibattito conclusivo di COM.Lab 2015 coronato da un successo di qualità e partecipazione, si sono sintetizzati tre giorni di intenso lavoro, si è passati dall'inquadramento generale a proposte specifiche; si è finalmente riaperto il confronto con i sindacati e l'ARAN; nei prossimi mesi sarà affrontato concretamente il problema della legittimazione dei profili professionali e dei relativi riconoscimenti normativi.
Saremo di impulso per le Organizzazioni sindacali affinché la nostra professionalità venga adeguatamente riconosciuta e considerata, ponendo così fine a una lunga situazione di ambiguità e di difesa dei profili professionali.
I comunicatori pubblici sono i veri primi innovatori della Pubblica Amministrazione, se per innovatore si intende colui che utilizza la tecnologia, l'informazione e la semplificazione amministrativa per migliorare la qualità dei servizi e il rapporto con i cittadini.
Le leggi approvate, dal 1990 in poi, indicano la strada verso Pubbliche Amministrazioni sempre più simili a aziende che producono servizi,  privilegiando qualità, efficienza, organizzazione e gestione, uscendo da obsoleti processi amministrativi.  
Oggi più che mai, anche in presenza dei nuovi media, il cambiamento e modernizzazione della P.A. passa per la centralità della comunicazione pubblica e istituzionale, vista non come orpello aggiuntivo, ma come disciplina, ricca di contenuti reali. Un concetto elevato di comunicazione, capace di dare sostanza a parole come modernizzazione, semplificazione, trasparenza, qualità, efficacia che aleggiano da tempo nel nostro sistema pubblico ma ancora stentano ad affermarsi.

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