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Codice di comportamento: galeotto fu il caffe'!
10 marzo 2014

 

I sindacati le etichettano come "regole d'immagine". Altri considerano inutile mettere nero su bianco delle azioni di buonsenso. In molti sottolineano la mancanza di meritocrazia. E a farne le spese sono i dipendenti pubblici. Mentre i comunicati diventano l'ago della bilancia.


I comunicatori pubblici sono chiamati ancora una volta a fare da mediatori tra cittadini che pretendono di conoscere anche dove un dipendente pubblico va in vacanza e colleghi che si appellano al diritto alla privacy. Sono costretti anche a spiegare perché le proprie Amministrazioni abbiano deciso di applicare regole più restrittive rispetto a quanto previsto dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici adottato con il DPR 62 del 16 aprile 2013.
Intanto l'Anac ha avvisato che, "per motivi organizzativi", il link ai codici dovranno essere inviati all'Autorità da e-mail semplici e non certificate esclusivamente all'indirizzo codicicomportamento@anticorruzione.it. Però chi ha già trasmesso l'informazione, non dovrà procedere con una nuova comunicazione.


Intanto, navigando sui siti istituzionali, si scopre che molti enti hanno scelto la strada più semplice adottando dei codici di comportamento fotocopia, ma altri si sono spinti oltre, interpretando in modo molto restrittivo quelli che sono dei comportamenti diffusi. Così succede che a Modena non ci si possa dilungare in chiacchiere personali e a Imperia non si può andare al bar per bere un caffè, perché sono state posizionate le macchinette interne. In alcuni casi è anche vietato navigare in rete, consultare le pagine di Facebook o chattare utilizzando WhatsApp o altre applicazioni. Non tanto dal computer d'ufficio, le cui funzioni social sono spesso inibite, ma anche dai propri smartphone.
Non si può nemmeno criticare il proprio capo o l'Amministrazione per la quale si lavora, senza commettere una violazione del codice. E così, il clima sociale sempre più teso e aggressivo produce regole che incidono sul diritto di opinione.
"Forse ci sarebbe un modo per risolvere la questione (semmai si dovesse porre) - scrive Antonio Pascale sul Corriere della Sera - migliorando l'ambiente di lavoro, con buoni contratti e giusta redistribuzione delle competenze, ma anche con meno raccomandazioni". Sarà così?

                                                                                                                                                           Claudio Trementozzi


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