Home Agenda Associazione Attivita' Documentazione Link Contatti
cerca
NEWS › NEWS CP
HomeNews › Scheda articolo
Un principio di apertura: la openness della P.A.
09 dicembre 2013 | Categoria: L'Associazione

 
(...) E' importante significare che, insieme alla esigenza di una diffusione delle informazioni, ve ne è un'altra altrettanto importante: la diffusione corretta, adeguata e quindi trasparente.

La trasparenza non è un diritto costituzionale: è un valore strumentale a diritti costituzionali e, con riferimento all'articolo 97 della Costituzione - contenuto peraltro nel D.Lgs 33 -, si può rilevare come la trasparenza deve servire da strumento di imparzialità e di buon andamento della Pubblica Amministrazione.
La tutela dei dati personali, invece, è un diritto costituzionale, previsto all'articolo 8  della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea approvata dal Trattato di Lisbona. Perciò, sotto l'aspetto giuridico, la tutela dei dati ha piena valenza di norma. 


La tutela dei dati personali è una specie di "baricentro" che interagisce nei confronti di altri sistemi normativi: trasparenza, riutilizzo dei dati pubblici, L. 241 e accesso ai documenti amministrativi.

Nel Decreto 33 vi è riferimento esplicito sia alla pubblicazione facoltativa sia a quella obbligatoria che non consente al destinatario della norma di  operare valutazioni discrezionali e una trasparenza facoltativa. Da segnalare che un aspetto interessante della trasparenza è l'accesso civico il quale, a differenza degli altri due, può essere esercitato solo nei confronti della pubblicazione obbligatoria, non richiede legittimazione soggettiva, può venire attivato da chiunque.

Il giusto bilanciamento tra tutela dei dati personali e trasparenza si individua secondo regole generali già definite dalla Corte di giustizia europea su due principi essenziali: di proporzionalità e di necessità. Se si da più attenzione e più spazio alla trasparenza occorre, allo stesso modo, far sì che la tutela dei dati personali sia corroborata da garanzie e da controlli proprio per garantire la democratica verifica sull'agire della P.A. da parte della collettività.

Tra trasparenza e tutela dei dati occorre trovare una linea guida che sottolinei come la trasparenza deve essenzialmente riguardare l'attività della Pubblica Amministrazione e non tanto la diffondibilità dei dati personali degli individui. Anche perché le Amministrazioni pubbliche erano il soggetto di maggiore attenzione e interesse quando, originariamente, le discipline sulla tutela dei dati personali vennero alla luce. Non erano certo le imprese private bensì lo Stato a possedere la capacità di raccogliere con finalità diverse un grande quantitativo di dati e aggregarli per avere un profilo specifico molto analitico di ciascun cittadino.

Il problema fondamentale della trasparenza nella P.A. è che la modalità di attuazione della stessa
avviene in base a una scelta del legislatore e attraverso la pubblicazione sui siti web istituzionali. Non c'è forma più enfatica di diffusione delle informazioni; si è voluto spingere al massimo il potere diffusivo di questo tipo di trasparenza e questo, naturalmente, comporta e implica delle esposizioni particolari nei confronti della nostra disciplina.


In concreto i limiti alla trasparenza, a garanzia della privacy, nel tentativo del legislatore di trovare il bilanciamento sono: la distinzione fra pubblicazioni facoltative e pubblicazioni obbligatorie. Fra quelle facoltative vi è l'obbligo categorico di anonimizzare i dati personali di tutti i documenti che vengono pubblicati senza che vi sia un vincolo di legge. Mentre per i documenti obbligatori occorre distinguere sulla natura dei dati, se si tratta di dati non sensibili occorre verificare se sono pertinenti al perseguimento della finalità della P.A. nell'ambito della trasparenza, se non lo sono devono essere resi non intelligibili. Se si tratta di dati sensibili o giudiziari il criterio per stabilire la non intelligibilità deve essere la indispensabilità.

Anonimizzare: occorre fare in modo che il dato perda qualsiasi riferimento all'individuo e
non si possa più risalire alla identità della persona. Non si tratta di una operazione semplice poiché non sempre è sufficiente eliminare il nominativo. A volte, il contenuto delle informazioni può essere tale da far risalire comunque all'interessato.
Non intelligibilità: è un'operazione più semplice che incide sulla correlazione diretta tra
l'informazione e la sua capacità di identificare l'individuo. Occorre che quando si accede all'informazione questa correlazione non sia possibile ma non che non consenta più, in alcun modo, questa correlazione. Ad esempio, un'operazione non intelligibile è l'uso di codici che non permettono di rilevare immediatamente di chi stiamo parlando ma che tuttavia consente alla P.A., al proprio interno, di mantenere questa correlazione.
Pertinenza: il concetto di pertinenza è legato al principio di funzionalità delle informazioni,
Risponde alla domanda: quella informazione è funzionale? serve per il tipo di attività da svolgere? Se la risposta è negativa o incerta vuol dire che il criterio di pertinenza non sussiste e quindi bisogna ricorrere all'espediente che richiede il legislatore.
Non indispensabilità: comporta il principio di necessità. Risponde alla domanda: in mancanza di quell'informazione la mia comunicazione ha senso o lo perde totalmente? non si capisce e perciò incide sulla finalità di comunicazione e trasparenza? Se vi sono ridondanze vuol dire che quelle informazioni non sono necessarie e quindi occorre procedere come prevede il legislatore.


Se tralasciamo per un momento la anonimizzazione, le altre azioni richiedono valutazioni preliminari niente affatto semplici. Nasce così l'idea di trasparenza caotica: poiché il legislatore lo vuole si scarica sul sito tutto quello che si può scaricare con la convinzione di aver attuato le norme, di poter "stare sereni e tranquilli" anche ai fini delle eventuali sanzioni. Attenzione, però, vi sono sanzioni più severe anche sulla tutela dei dati più personali come ribadito nella Circolare n. 2 del Ministro della Pubblica Amministrazione, oltre al risarcimento del danno non solo patrimoniale ma anche morale che, un eventuale trattamento illecito, dovesse produrre.

E' dunque importante e necessario un presidio a supporto delle valutazioni, una governance delle informazioni. 

Il Decreto 33 aveva il compito di svolgere un'operazione di raccordo e di organicità di norme prese in altri contesti. All'articolo 4, caposaldo dei limiti della trasparenza, si trovano altri tre limiti alla trasparenza per la tutela dei dati personali: non ostensibilità (termine che richiama alla L. 241 sul riferimento ai documenti, dimenticando che nel D.Lgs 33 si parla invece di informazione), non diffondibilità, non pubblicabilità a confermare che in alcune situazioni non è permessa la pubblicazione sul sito.    

Un altro aspetto di particolare rilevanza del legislatore sul Decreto 33 è sulla qualità delle informazioni. E vorrei dire - insieme a chi mi ha preceduto  - che forse è vero che la P.A. non ha ancora la cultura della trasparenza, ma io credo non abbia altresì la cultura della qualità delle informazioni, soprattutto per quel che riguarda esattezza - aggiornamento - tempestività. Sono questi tre punti che devono formare maggiore attenzione da parte dei dirigenti e funzionari pubblici perché sono punti molto lontani dalla loro tradizione poiché tendenzialmente il documento amministrativo è percepito come un dato statico, non suscettibile di aggiornamento.
I principi di esattezza e di aggiornamento dell'informazione e, soprattutto, di tempestività della pubblicazione sono fondamentali per la qualità e quindi la trasparenza di una Pubblica Amministrazione.


Conclusioni.
Si può dire che la trasparenza:
- non è un diritto assoluto ma è un valore strumentale ad altri diritti fondamentali, che deve essere compenetrato con altri interessi;
- che trasparenza e privacy non sono antagoniste tra di loro ma complementari e che una maggiore sensibilità nella corretta gestione delle informazioni consente una maggiore comunicazione e, di conseguenza, migliore trasparenza;
- che il rispetto di questi diritti richiede bilanciamento e capacità di bilanciare, la capacità di trovare il giusto equilibrio non è qualcosa di tassativo e definito una tantum, è qualcosa che deve essere ricercato di volta in volta;
- che proporzionalità, pertinenza e indispensabilità sono i criteri di valutazione di questo
"esperimento di bilanciamento";
- che trasparenza e privacy, inevitabilmente, non sono regole da adempimenti formali ma
richiedono una governance.


www.compubblica.it
www.imperiali.com 
http://independent.academia.edu/RosarioImperiali/Conference-Presentations

archivio completo »

AGENDA
tutti gli appuntamenti di Ottobre »












"Comunicazione Pubblica" sostiene

Mappa Aiuto Credits Privacy

Comunicazione Pubblica - Direzione di Milano tel./fax 02/67100712 r.a.
2001-2019 © Comunicazione all rights reserved - P.Iva 04630291005

Il sito web dell'Associazione Comunicazione Pubblica non utilizza cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie strettamente necessari per la navigazione delle pagine e di terze parti legati alla presenza dei "social plugin". Per saperne di più Accetto