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Roma e Bologna: il cambiamento si rimette in marcia
Numero 107 giugno-luglio-agosto

Va dato merito alla nostra redazione di aver voluto pubblicare una parte importante del convegno “Le riforme perdute della P.A.”, quale documentazione significativa di una iniziativa di grande spessore scientifico e di rilevante qualità.

Ovviamente non è questa l’unica manifestazione dedicata alla pubblica amministrazione e alle diverse fasi della sua riorganizzazione ma poche, come questa, sono state capaci di indicare un quadro aggiornato del presente.

Quale pubblica amministrazione ci consegna la stagione delle riforme degli anni 90?

Quali risultati vanno segnalati, quali difficoltà sono ancora presenti, quali limiti impediscono al processo riformista di dispiegarsi in tutta la sua capacità di cambiamento?

Attorno a queste questioni, a quanto fatto e a quanto resta da fare si sono avvicendati, nel corso dei due giorni di convegno, studiosi, politici, docenti universitari di varie scuole e rappresentativi di voci diverse. Non è stata individuata una ricetta unica né una soluzione miracolistica ma nessuno può pensare davvero che la complessità abbia soluzioni immediate.

Il significato vero dell’iniziativa, fortemente voluta dalla nostra Associazione, è stato quello di uscire dal generico, dalle frasi fatte, dai luoghi comuni che troppo spesso accompagnano e segnano la vita della pubblica amministrazione. Tutti percepiamo che si sta avvicinando un momento di decisioni e scelte importanti per chi davvero crede ancora possibile avere una pubblica amministrazione moderna ed efficace. Ma proprio per questo occorre sgombrare il terreno da una genericità che impedisce di individuare il vero centro di ogni problema.

Dobbiamo quindi un particolare ringraziamento a tutti i relatori e al pubblico che ne ha seguito gli interventi. A Roma non è stata messa in discussione la bontà del disegno giuridico- istituzionale che presiede al processo di riforme ma le tecniche e le discipline che vanno messe in campo per realizzarlo. Così si è parlato anche di formazione, di nuove tecnologie, di marketing, di sussidiarietà e di comunicazione.

“Le riforme perdute della PA” ha rappresentato davvero, l’imminente stampa degli atti integrali lo confermerà, uno strumento importante per saperne di più e per essere in grado di agire in modo più efficace.

Ci auguriamo che questo accada anche a Bologna dove dal 6 all’8 ottobre si terranno gli Stati generali della comunicazione pubblica in Italia e in Europa, che rappresentano l’altra dimensione del cambiamento. Un processo fatto di semplificazioni, di qualità dei servizi, di innovazione delle procedure ma anche di introduzione di nuove professionalità.

Dopo i percorsi giuridici analizzati a Roma, saranno gli studiosi e gli esperti della comunicazione pubblica che a Bologna porteranno a sintesi vent’anni di impegno.

Insomma, il meccanismo del cambiamento ha ripreso a muoversi. Chi pensa di fermarlo è avvisato. La stagione delle riforme si concluderà non prima che i contorni di una pubblica amministrazione moderna, amichevole ed europea si siano ben definiti.

Non prima che i comunicatori pubblici siano stati riconosciuti come un originale nucleo di professionisti al servizio della nuova pubblica amministrazione.

Roma e Bologna, dunque, come momenti importanti di un anno di riflessione e di impegni per il futuro.


Alessandro Rovinetti, segretario generale di "Comunicazione Pubblica"


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