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Una grande alleanza per la Legge 150
Numero 106 aprile-maggio

Tutto si potrà dire tranne che il nuovo Consiglio direttivo della nostra Associazione non abbia iniziato il proprio mandato con un impegno e una voglia di fare assolutamente straordinari. Ne saranno spiacevolmente sorpresi i pochissimi che hanno nutrito qualche speranza di ritrovare, dopo la poco encomiabile vicenda del marchio COM-PA, un'Associazione confusa e demotiva, facile preda di vecchi lobbisti e nuovi conformisti.

Da marzo ad oggi il nostro Consiglio ha già tenuto due riunioni, ha nominato i responsabili di nove Commissioni di lavoro e di quattro settori professionali, ha organizzato un convegno nazionale di rilevante spessore scientifico e si accinge a varare un osservatorio permanente sulle riforme e l'innovazione nella pubblica amministrazione.

Per la prima volta, dal 1990, saranno rinnovate, entro il 31 maggio, undici delegazioni regionali che porteranno ad un significativo ricambio del gruppo dirigente.

Tutto questo va registrato positivamente e rappresenta la conferma che il messaggio lanciato in Assemblea dalle relazioni del presidente e del segretario generale dell'Associazione e ripreso in molti interventi, è stato recepito anche sul territorio.

Lo ripetiamo: è giunto il momento di fare chiarezza su alcune questioni fondamentali, di uscire, almeno per un attimo, dall'eterno, fascinoso dibattito su di un futuro che non arriva mai per concentrarsi sul presente che incombe. Il presente, piaccia o non piaccia ai nostalgici di una comunicazione pubblica fatta di poche regole e molte consulenze, ha un solo nome: attuazione della legge 150. Una legge senza dubbio perfettibile i cui detrattori non hanno saputo avanzare, in otto anni, uno straccio di proposta alternativa né produrre nessun movimento di opinione, limitandosi a difendere i loro piccoli e grandi privilegi con barriere di parole. Applicare la legge 150 significa anche uscire da una situazione di opacità amministrativa (ma come diavolo si diventa comunicatori pubblici?) inaccettabile per i dipendenti pubblici e incomprensibile per i neo laureati in Scienze della Comunicazione. Sarà anche questo un banco di prova per misurare la volontà del nuovo governo di cambiare secondo le intenzioni espresse, con inusuale franchezza, dal Ministro Renato Brunetta.

A questo proposito mi permetto di ricordare che i fannulloni possono certamente essere combattuti a suon di licenziamenti, ma che l'arma letale per sconfiggerli è rappresentata dalla qualificazione e dalla professionalità dei dipendenti. In questo modo si scoprirà che, molto spesso, i più fannulloni sono anche i più incompetenti.

Ma dopo otto anni di promesse e mezze promesse, non possiamo pensare che la legge 150 verrà applicata nello spazio di un mattino. È necessario dare vita ad una grande alleanza tra i soggetti decisivi per questa battaglia di democrazia, ancor prima che di norme non rispettate e diritti non applicati.

La nostra Associazione, le Università, che rimangono il nostro punto più alto di riferimento e collaborazione, la FNSI e i sindacati del pubblico impiego debbono aprire un tavolo di confronto per ottenere questo risultato che, tra l'altro, si muove nella logica di quella pubblica amministrazione moderna ed efficiente da tutti indicata come obiettivo da raggiungere in tempi brevi. Lavoreremo perché una simile unità di azione si realizzi entro l'anno e, a questo fine, stiamo preparando una grande iniziativa per il prossimo autunno.

Un appuntamento che consideriamo importante per capire chi vuol cambiare davvero alcune regole dell'eterno gioco tra promesse (tante) e fatti (pochi).


Alessandro Rovinetti, segretario generale di "Comunicazione Pubblica"


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