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Chi ha paura del rinnovamento?
Numero 103 ottobre-novembre

Il Salone della comunicazione pubblica, dei servizi al cittadino e alle imprese può anche essere paragonato a uno scomodo specchio. Uno specchio che non si limita a riflettere la realtà e lanciare l'ennesimo messaggio consolatorio, ma si impegna e lavora per migliorarla.

Di qui, la scelta di COM-PA, giunto alla sua quattordicesima edizione, di aprire i propri battenti con una domanda non retorica e scontata. Una domanda a cui risponderanno non solo gli autorevoli relatori, ma anche le presenze espositive, gli studiosi, il pubblico che affollerà per tre giorni la rassegna.

In tutti questi anni COM-PA è diventato un'occasione unica per trarre un consuntivo del cammino percorso e per tracciare quello dell'anno successivo. Una verifica importante per l' intero settore pubblico perennemente in fibrillazione per realizzare quel rinnovamento da tutti atteso ma che sembra non riuscire ad affermarsi compiutamente.

Intanto: chi sono e dove stanno gli avversari di una pubblica amministrazione moderna ed efficiente? Molti, ma non tutti, si annidano nelle pieghe di incompetenza e farraginosità tipiche delle nostre amministrazioni. Tra le 500.000 auto blu e le settantasei pratiche ancora necessarie per aprire un'attività di carrozzeria; tra coloro che ritengono la pubblica amministrazione una sorta di proprietà personale e tra chi teme, sempre e comunque, ogni novità.

Le cause del male presente nella pubblica amministrazione non sono però tutte riconducibili al suo interno. Il rinnovamento nei servizi, nell'organizzazione, nelle tecnologie come nella comunicazione, tarda a prendere forma anche perché la società scopre ritardi ed inefficienze solo nel momento in cui qualcuno manifesta un bisogno. Risolto il quale, il disinteresse torna a regnare sovrano e la denuncia viene lasciata a qualche autore di libri di successo.

È il vizio tutto italiano di concentrarsi sugli effetti e raramente sulle cause che consente l'autoriproduzione di un sistema che ogni anno ingoia mezzo punto del prodotto interno lordo.
Che senso ha aprire, periodicamente, la stagione di caccia al dipendente pubblico se poi, chi deve e chi può, utilizza questa risorsa fondamentale per ogni Ente come un elemento accessorio? Un "di più" che non viene, se non raramente, formato e aggiornato e a cui si chiede di garantire un banale tran tran burocratico salvo poi attingere a piene mani alle consulenze.

Siamo tutti d'accordo che rinnovare significa semplificare, migliorare, modernizzare e comunicare. Ma poi ciascuno dà a queste parole significati e comportamenti diversi. Semplificare procedure vuol dire ripensare all'intera filiera di uffici, settori e pratiche che è stata costruita nel tempo allo scopo di rallentare, anziché accelerare, procedure e decisioni. Migliorare i servizi richiede un'assunzione di responsabilità, a tutti i livelli, che contrasta con l'attuale assetto burocratico che trasforma le competenze in un indistinto passaggio di pratiche da un ufficio all'altro. Modernizzare non può voler dire riempire uffici di computer ma scegliere la tecnologia come elemento di riorganizzazione e strumento per lavorare in modo diverso dall'attuale.

Né, tanto meno, comunicare significa dire alla gente quello che l'amministrazione vorrebbe, bensì dialogare alla pari per favorire più conoscenza e certezze. In una parola, per consentire a tutti di capire e partecipare alle scelte e alle realizzazioni.

Infine, troppo spesso, si dimentica che l'innovazione non può cominciare parlando tutti in inglese, ma recuperando etica e valori. Elementi questi che rappresentano la cornice di ogni cambiamento, la vera differenza tra il sistema pubblico e gli altri. Senza la riscoperta e la riaffermazione di questi valori, senza restituire la voce ai cittadini, senza riportare al centro del nostro lavoro la qualità dei servizi e agire per dare vita a nuove forme di sviluppo sociale ed economico per la nostra comunità, il rinnovamento rischia di trasformarsi nell'ennesima strada lastricata di buone intenzioni che porta verso il nulla.


Alessandro Rovinetti, Segretario generale dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale


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