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La formazione dei comunicatori
Numero 101 aprile-maggio-giugno


In questi giorni, anche grazie al corso organizzato dalla nostra Associazione a Bologna da maggio a luglio,si ? aperto su un forum ancor oggi molto frequentato, un interessante confronto sulla validit? o meno dei corsi di formazione per i comunicatori, ai sensi del Dpr 422/2001, per poter svolgere attivit? o avere ruoli di responsabilit? nelle strutture di comunicazione della P.A.
Credo occorra ricordare che la Direttiva Frattini, nell'ormai lontano 2002, dava una precisa e definitiva risposta a tutti coloro che, a partire dalla nostra Associazione, chiedevano di istituire nuovi ruoli professionali nell'ambito della contrattazione collettiva.
In tal modo si volevano valorizzare, anche attraverso i corsi formativi previsti dal Dpr 422, tutti quegli operatori che dal 1993 si erano"inventati" spazi, tecniche, modalit?, tempi di comunicazione.
Ruoli e profili di cui stiamo ancora discutendo; ruoli e profili che ancora non trovano traccia nelle direttive del governo all'Aran per le trattative del nuovo contratto del Pubblico Impiego; ruoli e profili che, malgrado Leggi, Direttive, sforzi di sensibilizzazione, anche culturale, nei confronti di politici, dirigenti, sindacalisti, non riescono a trovare spazio in quel "mare magnum" che ? rappresentato dalle centinaia di ruoli professionali nella nostra Pubblica Amministrazione.
Figli di un Dio minore!!!
Per scelta consapevole o, speriamo, inconsapevole di chi - nonostante le parole e a volte per iscritto - predica sulla centralit? della funzione di comunicazione quale leva per migliorare le relazioni con il cittadino e per una diversa e pi? efficace azione amministrativa, ma dimentica di valorizzare nei fatti i professionisti della comunicazione.
Professionisti che sono cresciuti con i corsi di laurea ad hoc; professionisti che sono cresciuti con la formazione; professionisti che si sono confrontati, incontrati, scontrati, realmente e tutti i giorni, con chi solo nei momenti elettorali ? nel cuore di tutti: il cittadino.
Ma i corsi di formazione che abbiamo organizzato e che continueremo a realizzare hanno rappresentato un'altra criticit? per numerosi colleghi che non hanno potuto, per volont? delle singole Amministrazioni, frequentarli, o quando frequentati, quindi in regola con quanto detto dalle norme, si sono visti sostituire da chi, pur privo, a volte, dei titoli, riusciva con quell'imponderabilit? propria delle regole della P.A, ad ottenere quei posti, quei ruoli.
Nel merito del dibattito di cui dicevamo all'inizio, teniamo a precisare, pur con i limiti delle conoscenze, alcuni punti difficilmente controvertibili:
  • pochissime Amministrazioni hanno approvato Atti di organizzazione delle strutture di comunicazione, come previsto dalla 150 del 2000, individuando in tal modo ruoli di responsabilit?, risorse umane assegnate, funzioni e compiti
  • da qui ? discesa un'anarchia organizzativa (la distonia ? ovviamente voluta) che ha reso in questi anni poco trasparente certi ruoli di responsabilit? assegnati e correlati requisiti previsti dall'art.2 del 422, ovvero Laurea in Scienze della Comunicazione, altra Laurea con Master o corso di perfezionamento post laurea
  • il periodo transitorio, scaduto per i ruoli di Responsabilit? il 31.12.2004, che permetteva di "sanare" la mancanza dei requisiti con i corsi di Formazione (120 o 90 ore) previsti ? trascorso per almeno il 50 per cento dei colleghi inutilmente
  • anche i corsi per gli operatori (60 o 90 ore) che si dovevano e si devono fare hanno visto una frequentazione di meno del 50 per cento degli addetti
  • i corsi che continuano ad essere effettuati per gli operatori sono pienamente nel dettato del Dpr 422, tutti coloro che vengono assegnati alle strutture di comunicazione - e che non lo abbiano ancora fatto DEVONO e non possono partecipare a tali corsi nella loro durata di 60 o 90 ore
  • per i ruoli di responsabilit?, invece, essendo scaduti i termini per la "sanatoria" i corsi formativi non possono che avere un valore di aggiornamento e di accrescimento professionale, sia per i "vecchi" che per i nuovi Responsabili.

Questi ultimi, se la contrattazione collettiva o altra norma ad oggi non emanata non dir? diversamente, devono obbligatoriamente avere i requisiti richiesti dall'art.
2 del Dpr 422.
Non ? quindi la Legge 150 che ? sbagliata, non il Regolamento di attuazione o la Direttiva Frattini, ma ? l'ignoranza o l'incapacit? applicativa di tali norme che va combattuta, in nome di quel cambiamento che non pu? essere prevaricato da burocratismi e da clientele che vedono nella comunicazione e nei comunicatori un qualcosa di anomalo e di pericoloso, per l' immutato atteggiamento costruito sull'autoreferenzialit?, sul silenzio, sul segreto.


Pierdomenico Lonzi, Consigliere dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale




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