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La comunicazione. Spesa o investimento?
Numero 96 marzo-aprile-maggio

L'iniziativa dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e della Ferpi (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche) di promuovere un incontro a Forum-PA e successivamente a COM-PA sulla validazione delle attivit? di comunicazione rappresenta un'interessante novit? che non deve essere sottovalutata.
L'obiettivo, per nulla nascosto, non ? di criticare l'attuale Legge finanziaria che taglia drasticamente le spese in comunicazione della Pubblica Amministrazione, bens? di proporre una metodologia che faccia giustizia di molti luoghi comuni, a cominciare da quello che ritiene la comunicazione una spesa.
Per chi scrive queste note non esiste dubbio alcuno che la comunicazione rappresenti un nuovo modo di governare e che pertanto debba essere pensata come un investimento, applicata per ottenere un risultato e gestita da professionisti.
? quindi del tutto evidente che la comunicazione pubblica deve darsi, come afferma il documento sottoscritto dalle due Associazioni, "indicazioni e criteri che consentano una valutazione delle attivit? e una misurazione dei risultati".
A Forum-PA verr? avanzata una proposta precisa in merito, i cui primi risultati potremo valutare successivamente a COM-PA. Non sfugge, infatti, che il non facile cammino verso la professionalizzazione della comunicazione ha uno dei suoi passaggi ineludibili nella capacit? di saper dimostrare l'efficacia e la qualit? di comunicare. Nel riuscire ad azzerare l'idea che la comunicazione pubblica sia una moderna variabile della propaganda o una pessima imitazione della comunicazione d'impresa anzich? un elemento fondamentale per favorire il cambiamento della pubblica amministrazione e affermare una nuova concezione delle relazioni tra gli Enti e il loro pubblico.
Tutto questo non basta pi? enunciarlo a livello teorico, ma deve essere dimostrato e praticato in maniera coerente e con grande professionalit?.
L'iniziativa di Ferpi e di Comunicazione Pubblica ha quindi l'indubbio merito di scegliere un elemento reale (i tagli imposti dalla Finanziaria) non per farne un ennesimo terreno di lamento, ma un'occasione per costruire assieme un metodo di lavoro mai tentato in passato.
Tutto bene, dunque, ma con un solo rimpianto.
Quale maggior forza avrebbe avuto la nostra risposta alla Finanziaria 2006 e, pi? in generale, alla legittimazione della comunicazione pubblica se fosse stata attuata la Legge 150? Se avessimo gi? profili professionali riconosciuti, strutture regolamentate, accessi e carriere definite? Ce lo spieghino quelli che continuano a chiedere una "nuova" Legge 150 o quelli che ancora cercano di arenare tra i "se" e i "ma" l'applicazione di questa normativa. A proposito di legge 150, leggo dell'ennesimo convegno che nei prossimi giorni rimetter? in moto il teatrino dei "perch? s?" e dei "perch? no".
I comunicatori pubblici, che dovrebbero avere le idee ben chiare sui falsi amici e sui veri avversari della Legge 150, chiederanno invece al nuovo governo "quando" la si render? obbligatoria. Lo faremo anche perch? il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e, in Europa, Margot Wallstr?m hanno detto altre cose, speso altre parole, prefigurato altri scenari per la nostra disciplina.
? pensando a loro, ai tanti colleghi impegnati in prima linea nelle nostre Amministrazioni e ai giovani laureati in Scienze della Comunicazione che auguriamo il pi? grande successo all'iniziativa di Ferpi e di Comunicazione Pubblica.

Alessandro Rovinetti, Segretario generale dell'Associazione "Comunicazione Pubblica"



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