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Consiglio direttivo: un buon inizio
Numero 92 luglio-agosto-settembre

Europa, sanit?, ambiente. Ma anche nuove professioni e relazioni con gli studenti delle facolt? di scienze della comunicazione. Questi i punti qualificanti del programma di lavoro per l'anno 2005 che il nuovo Consiglio Direttivo Nazionale ha approvato a conclusione della sua prima seduta.
Come si vede, si tratta di argomenti di assoluto rilievo che confermano una linea di politica associativa a cui non siamo mai venuti meno.
Vale a dire un impegno costante ad analizzare, confrontarsi, stabilire relazioni su singole questioni per essere in grado di dare contributi di qualit? senza scadere in un permanente rivendicazionismo spicciolo. Con questo stesso spirito agiamo all'interno della FEAcompubblica (Federazione Europea delle Associazioni di Comunicazione Pubblica) a cui, proprio in questa settimana, hanno aderito le associazioni del Regno Unito e del Belgio fiammingo.
Con questo spirito ci battiamo, nel nostro Paese, per la piena attuazione della Legge 150. Aproposito della quale va segnalata la possibilit? che i Sindacati nazionali del pubblico impiego,secondo un accordo stabilito con la nostra Associazione, riescano, nelle prossime settimane,a porre in discussione la questione dei profili professionali dei comunicatori pubblici nella competente Commissione Nazionale attiva dal mese di giugno.
Il Consiglio si ? poi occupato di regolamentare i propri lavori e di avviare a definizione il regolamento delle Delegazioni regionali.
Anche in questi casi, l'intento ? quello di rendere l'Associazione, al centro e nel territorio, pienamente operativa a partire dal dopo COM-PA, evitando cos? di restare impigliati in unaeccessiva pausa di assestamento e di discussione mentre la quotidianit? ci chiede ben altro.Siamo in una fase delicata. Molte delle questioni e delle opportunit? che, in tutti questi anni,abbiamo saputo coerentemente costruire e tenacemente difendere stanno per avere o dovrebberoavere risposte definitive.
Sarebbe un errore imperdonabile farci sorprendere in una sorta di dialettica interna su aspettiformali o procedurali che, quasi sempre, rappresentano le paludi nelle quali le Associazionifiniscono per arenarsi e diventare cos? inoffensive.
Se in questi anni abbiamo imparato una cosa, ? che nessuno regala nulla alla comunicazionepubblica. N?, attorno a noi, si scorgono segnali che possano indurci a cambiare idea.
Anche se assistiamo, con un certo stupore, ad una inconsueta rincorsa a voler rappresentare lacomunicazione pubblica. Per lunghi anni abbiamo dovuto batterci contro chi negava persinol'esistenza di una simile disciplina. Siamo quindi lieti di veder fiorire attorno a tavoli e tavolinitanti rappresentanti della comunicazione pubblica e della nostra professione. Ma mentrel'autocertificazione amministrativa ? certamente un fatto positivo, altrettanto non si pu? diredi quella professionale. Adesso, grazie anche al nostro movimento che non vuole rappresentaretutti i comunicatori pubblici, ma che certamente gode tra questi di una qualche considerazione,non basta pi? dichiarare di "sapere", ma bisogna dimostrare di "saper fare". Per tutti questimotivi, dunque, abbiamo bisogno di una Associazione altamente professionalizzata, capacedi agire a tutti i livelli e di potere intervenire su tutte le questioni.
Solo cos? sar? possibile dare nuove prospettive alla comunicazione pubblica e pi? certezze aicomunicatori pubblici.

Alessandro Rovinetti, Segretario generale dell'Associazione "Comunicazione Pubblica"


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