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Numero 82 Novembre

L'attuazione della legge 150 procede, come ci segnalano decine di colleghi da ogni parte d'Italia, con molte lentezze ed eccessive "discrezionalità". Proprio per questo occorre evitare una pessima abitudine che, qualche volta, si manifesta in alcuni siti Internet: quella di ridurre a lamento la pur giusta denuncia di situazioni sbagliate.

Quando si dà la stura al risentimento e alle accuse di scorrettezze, vere o presunte , che avvengono nella Pubblica Amministrazione si corre sempre il rischio che tutto resti a livello di sfogo e il pericolo che ogni cosa si confonda.

Non è certamente colpa della legge 150 se, per usare toni e modi che non condividiamo, esistono amministratori inclini al favoritismo, dirigenti pi? prepotenti che competenti, funzionari che utilizzano gli uffici come se fossero di loro proprietà.

Questo è, in gran parte, l'identikit di coloro che stanno nella Pubblica Amministrazione non per cambiarla, ma per usarla. La legge 150, come ogni legge di riforma, non potrà di per sé eliminare tutto ciò, ma serve e servirà a rendere sempre pi? ravvicinato lo scontro decisivo tra chi parla di cambiamento e chi lo vuole realizzare. Tra chi pensa ad Istituzioni al servizio del cittadino e chi pensa ad Istituzioni autoreferenziali e autoritarie. Tra chi ritiene che i titoli di studio e i percorsi formativi siano cose serie e fatiche personali che debbono essere riconosciute e valorizzate, e chi, di sanatoria in sanatoria, ha raggiunto posti di responsabilità con titoli di studio appena sufficienti per partecipare ad un concorso per bidello.

Se non abbiamo chiare queste differenze e i termini dello scontro in atto, finirà che anche noi penseremo che ottusità, prevaricazione e incompetenza siano frutto delle leggi e non un modo di essere di una parte, sempre pi? ridotta, della Pubblica Amministrazione che tuttavia va smascherata e contrastata.

Tra chi si scandalizza, chi denuncia, chi ci spiega che "si stava meglio quando si stava peggio", che fare per evitare che le opportunità della legge 150 anneghino nell'antico vizio del lamento? Intanto pretendere che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. I sindacati, ad esempio, quando decideranno di affrontare le questioni regolamentari e contrattuali che la legge 150 prefigura?

I rappresentanti delle forze politiche presenti nei consigli comunali, provinciali e regionali, ritengono di dover dire qualcosa?

Il Governo come e quando vigilerà affinché una legge votata dal Parlamento sia pienamente attuata?

E via responsabilizzando.

Per quanto ci riguarda, la nostra Associazione ha le carte in regola. Abbiamo voluto la legge 150 per porre fine a cinquant'anni di anarchia e improvvisazione, abbiamo attivato percorsi formativi e di aggiornamento, abbiamo aperto un tavolo di confronto con i giornalisti e i sindacati del pubblico impiego. Ci siamo impegnati, con esiti positivi, perché il ministro della Funzione Pubblica prorogasse i termini per la formazione e ricostituisse la Commissione nazionale incaricata di verificare l'attuazione della nuova normativa.

Adesso chiediamo a tutti coloro che trovano la voglia e il tempo per denunciare Amministrazioni inadempienti e burocrati che non vogliono rinunciare ai propri privilegi, di non lasciarci trascinare nei gorghi del risentimento ma di agire al nostro fianco in questa fase delicata e decisiva per il futuro professionale dei comunicatori pubblici.


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